cos’è il raw food? cos’è il crudismo? vantaggi e svantaggi dieta crudista

La dieta crudista (o Raw Food diet) è uno stile alimentare che sta riscuotendo successo e notorietà grazie alla sua diffusione tra le celebrità di Hollywood, soprattutto per l’azione anti-età (anti-aging) che gli alimenti crudi apportano.

L’uomo è nato crudista e ha iniziato a usare il fuoco per rendere commestibili alimenti che non si possono consumare crudi in natura.

Per la filosofia crudista il calore, nella lavorazione del cibo e nella storia evolutiva del genere umano, rappresenta un’introduzione piuttosto recente e il suo utilizzo in cucina non è visto di buon occhio poiché la cottura distrugge molti principi nutritivi quali per esempio vitamine ed enzimi.

In questa dieta non si trattano pertanto i cibi a temperature superiori i 45°C.
Esistono molte correnti di crudismo (crudisti onnivori, fruttariani, melariani) ma quella più diffusa è quella vegana che prevede l’apporto di quasi ogni prodotto del mondo vegetale: frutta, verdura, semi oleosi, germogli e alghe. Vengono quindi considerati solo cibi naturali e vitali: no agli alimenti sottoposti a processi industriali, raffinazione, aggiunta di additivi e conservanti.

Con ingredienti sempre di stagione, una dieta ragionata e bilanciata e il supporto di alcuni strumenti, si riesce a soddisfare il proprio bisogno nutrizionale ma anche quello del palato. Frullatori, centrifughe, estrattori, essiccatori (il forno del crudista, che non supera appunto i 45°), germogliatori e “tempera verdure” sono i migliori amici del crudista.

Non si cucina con il fuoco ma la dieta raw si avvale di tecniche spesso antiche, a volte piuttosto complesse e lunghe, presenti anche in altri regimi alimentari come quello macrobiotico. La fermentazione ne è un esempio: cibi o bevande vengono lasciati invecchiare alcuni giorni o intere settimane, in modo tale da essere colonizzati con batteri e lieviti buoni e quindi pre-digeriti, rendendo i nutrienti presenti più facilmente assimilabili dal corpo umano. Esempi di cibi fermentati? Yogurt, vino, crauti, tè kombucha, salsa di soia o miso, kefir, verdure sottoaceto, mostarde. Altra tecnica è la germogliazione: il riso ed alcuni altri cereali devono infatti essere germogliati, oppure stare in ammollo per essere ammorbiditi e quindi più digeribili, così da attivare i loro enzimi e disattivare gli inibitori.

Un’alimentazione crudista o tendenzialmente tale aiuta il nostro corpo a disintossicarsi e a ritrovare la sua capacità di autoguarigione.

Ci sono studi scientifici che dimostrano che il crudismo faccia bene alla salute?
Il più noto studio recente è stato raccolto nel libroThe China Study, dello scienziato americano T. Colin Campbell. In questo studio, durato ben 27 anni,  si evidenziano i danni di una alimentazione troppo ricca di proteine animali. Luminari italiani come Umberto Veronesi e Franco Berrino promuovono molto l’aspetto salutistico di questo stile di vita.

Ma come ci si avvicina al crudismo? Basta inizialmente aggiungere alla nostra alimentazione molta frutta, magari al mattino come colazione, durante tutto il giorno come spuntini e mai dopo un pranzo cotto, per evitare pesantezza e gonfiori. Il consumo di verdura cruda, soprattutto all’inizio del pasto, aiuta poi ad aumentare la quantità di fibre ingerite e a sentirsi più sazi  introducendo meno calorie.

I benefici di una dieta crudista arrivano quasi subito, ma l’avvicinamento al crudismo è meglio sia lento e graduale, per evitare di subire effetti disintossicanti troppo forti e sgradevoli (nausea, gonfiore, pesantezza, acne, candida, flatulenza). Una delle proprietà del cibo non cotto è infatti quello di aiutare l’organismo a eliminare le tossine sedimentate e a ripulire soprattutto l’apparato digerente. Il corpo va infatti educato gradualmente a digerire e smaltire le quantità di cibo crudo a cui non era mai stato abituato.

Lo svantaggio di una dieta crudista è quello di non considerare i benefici che derivano dalla cottura dei cibi, come l’eliminazione di moltissimi microrganismi patogeni quali, ad esempio, Salmonella, Escherichia coli, Clostridium botulinum ecc.
Anche l’affermazione che la cottura distruggerebbe gli enzimi contenuti nei cibi potrebbe essere smentita: essi subiscono comunque un processo di denaturazione, dopo la loro assunzione, a causa dell’acidità dello stomaco.

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