Der innere Schweinehund

La cosa bella di insegnare lingue è che molte volte sei tu che impari.

La maggior parte delle volte i tuoi studenti ti insegnano cose appartenenti al loro mondo, che tu non credevi esistessero.

Insegnare a volte ti mette in contatto con persone completamente diverse: diverse da te, diverse tra di loro, diverse dalle persone che frequenti, con culture diverse alle spalle, con tradizioni diverse; e che lavorano in situazioni e in ambienti diversi.

Ti ritrovi spesso a conoscere realtà nuove e molto interessanti e capita anche che i tuoi studenti, viaggiando per lavoro, entrino in contatto con realtà nuove che poi ti trasmetteranno.

Da sempre io sono una persona curiosa, quindi questa parte del mio lavoro è quella che considero la più bella: il continuo cammino di crescita e arricchimento interiore, la continua scoperta.

Fatta questa premessa vi racconto cosa ho scoperto oggi a lezione di tedesco. Il mio studente mi ha raccontato di una sua recente esperienza lavorativa con i tedeschi, dopo il classico meeting con il classico caffè e le classiche quattro chiacchiere ha deciso di “buttarsi” e ha spiegato ai suoi clienti che lui sta studiando tedesco da ormai un anno e che spesso sente un “blocco” quando prova a parlare.

I suoi clienti gli hanno quindi spiegato l’esistenza del “innere Schweinehund”, (trad. letteralmente un cane/porco interiore) che cane rappresenterebbe questo animale, non troppo bellino, che tutti noi abbiamo davanti casa o con noi, non è dato saperlo.

Lui, che ci impedisce di fare delle cose: ad esempio quello che vi impedisce di andare a correre quando ve lo eravate prefissati, lui che vi toglie le forze di fare quella cosa, lui che vi fa trovare mille scuse. Il vostro limite.

Per ostacolarlo/combatterlo, bisogna andare oltre.

Non bisogna fargli una vera e propria guerra, bisogna ignorarlo. Dovremmo in pratica insegnare a noi stessi che quel mostriciattolo lo sfruttiamo più di quanto lui voglia essere sfruttato.

Non disturbare il can che dorme, giusto? Ecco, uguale.

Allora, vi racconto il mio “innere Schweinehund”: non essere la migliore.

Fin da bambina, se avevo il dubbio di non risultare prima, non accettavo la sfida e anche oggi non è cambiato niente.

A 28 anni se so di correre il rischio di non essere la migliore trovo mille scuse e non accetto niente di nuovo.

Ma non miglioreremo mai finchè non impereremo a lasciare che il nostro “innere Schweinehund” dorma.

E allora, da oggi decido di lasciarlo riposare un po’. Sono convinta che anche il vostro, qualunque esso sia, possa riposarsi. Basterà dirgli: “Oggi ti ignoro. Oggi corro il rischio di fare qualcosa di nuovo, qualcosa che fino a oggi non ho fatto”. Perché ogni volta che dite: “E’ inutile non ci riesco”, lui diventa più forte, più grande.

E allora lasciamo ai tedeschi questo termine curioso, e lasciamo a noi stessi il diritto di non avere limiti: quasi tutti i nostri limiti sono mentali e le capacità che abbiamo di andare “oltre” e ignorarli sono immense, probabilmente illimitate.

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